LA PSICANALISI SECONDO |
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"TU PUOI SAPERE, SE ABBANDONI I MITI" |
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Tu puoi sapere, se abbandoni la mitologia Vieni da “metapsicologia freudiana” o da qualche pagina dove si deplora la scarsa scientificità di Freud. En effet, qui utilise, quelle place tient dans une analyse la référence à ce fameux complexe d'Œdipe? J. Lacan, Le Séminaire. Livre XVII. L’envers de la psychanalyse (1969-1970), Seuil, Paris 1991, p. 113. La giovane scienza freudiana – unsere neue Wissenschaft, come la chiamava affettuosamente Freud – è rimasta giovane, anzi infantile. Freud stesso nella lettera a Fliess del 1 febbraio 1900 dichiarava di non essere un uomo di scienza. Provo a correggere in parte questo giudizio di Freud su di sè alla pagina Tenuta a balia dalla medicina, che le ha fatto inghiottire l’eziologia delle scene sessuali infantili o il trauma originario, la fantasia teorica della nuova scienza inclina da subito verso la rêverie mitologica. Controllando per eccesso di scrupolo sul Larousse se mettere l’accento acuto o circonflesso o tutti e due a rêverie, leggo: état de distraction pendant le quel l’activitè mentale n’est plus dirigé par l’attention et s’abandonne à des souvenirs, à des images vagues. Insomma, sottomesso alla regola analitica fondamentale, Freud produce miti a partire da vecchi ricordi scolastici. Tecnicamente parlando, i miti freudiani sono sogni a occhi aperti, Träumereien. In quanto tali hanno un valore, seppure negativo, non trascurabile. Non sono del tutto inutilizzabili, contrariamente a quanto insinua Lacan nel seminario citato in esergo. Se si esclude la farragine delle pulsioni ("Le pulsioni sono i nostri miti"), la mitologia freudiana rielabora sostanzialmente un solo mito: quello sofocleo di Edipo. I miei colleghi mi insegnano che nella sua lunga carriera di romanziere e mitopoieta Freud ha prodotto tre varianti del mito. La prima introduce a livello individuale il binomio fondamentale della soggettività: castrazione/parricidio. Siamo nei dintorni dell’Interpretazione dei sogni (1899). La seconda e la terza versione spostano quel binomio dal piano individuale a quello collettivo. (L’inconscio collettivo non fu inventato da Jung ma da Freud). In Totem e tabù (1913) Freud formula una versione pseudodarwiniana del mito e in L’uomo Mosé e il monoteismo (1938) ne dà una versione pseudobiblica, più romanzesca delle precedenti (anche più affascinante, forse perché mette in disparte lo scibbolet freudiano, tipicamente ebraico, della castrazione). Di queste tre versioni, quella più scientifica, perché falsificabile (o perché supposta darwiniana?), è la seconda versione, nota come mito dell’orda. In effetti, il mito dell’orda è falso – su questo punto concordano tutti gli antropologi – ma è falso in modo fecondo cioè, ulteriormente elaborato, produce un po' di verità soggettiva. Parricidio o sacrificio della sessualità? dove, distinguendo tra sessualità-desiderio e sessualità-riproduzione, l'autore propone che non il parricidio, ma la riduzione dell'indiscriminata sessualità-desiderio avrebbe portato al tempo stesso alla riproduzione biologica della specie umana (sessualità riproduzione) e alla riproduzione dei primi schemi di convivenza civile, segnatamente i gruppi familiari all'interno dei primi assembramenti sociali, le bande. Oggi è di moda scrivere libri sugli errori di qualcuno. Si scrive dell’errore di Cartesio, dell’errore di Darwin, dell’errore di questo e di quello. Io qui non voglio scrivere degli errori di Freud. La verità è che Freud ha sopravvalutato la famiglia rispetto alla società. (Un sintomo ebraico?) Oggi sappiamo che all’inizio non ci fu l’orda familiare, ma la banda, composta da unità debolmente organizzate in senso familiare. “Debolmente” significa che l’organizzazione civile della banda non era spinta al punto tale da stabilire un sistema di parentela. (Per questo ci vuole il linguaggio.) Ma proprio la debolezza familiare testimonia la precedenza della dimensione sociale su quella familiare. Il sociale impone alla famiglia dei vincoli, che sono tanto più forti quanto più la civiltà evolve nel senso della complessità dell’organizzazione comunitaria. Detto questo, risulta inutilizzabile l’Edipo, come sostiene Lacan? Il complesso d’Edipo, infatti, è una tipica formulazione dottrinaria antropomorfa, ultimamente paranoica: suppone che esista un soggetto persecutore del soggetto, il padre castratore, contro cui il soggetto supposto perseguitato vorrebbe rivalersi con il parricidio. È ora che la psicanalisi scientifica si liberi da questi fardelli antropomorfi e paranoici. Lasciamo la paranoia ai paranoici. Noi ci teniamo la scienza. Come dicevo, Maurice Godelier ha fatto tentativi interessanti in questo senso, sostituendo al parricidio il sacrificio della sessualità ai fini della riproduzione e del mantenimento della stabilità sociale. Così, la sessualità “sacrificata” non riprodurrebbe solo la specie ma anche la società. Il presupposto dell’antropologia di Godelier è che l’ordinamento sociale preceda l’ordinamento familiare. La congettura è ragionevole anche dal punto di vista più lontano dalla psicanalisi: il punto di vista hegeliano, secondo il quale il diritto pubblico precede quello privato. Ma, soprattutto, la congettura di Godelier è ragionevole dal punto di vista darwiniano. Porta acqua al mulino di Darwin in un punto controverso del suo “lungo ragionamento”: la selezione di gruppo o di specie, intesa come secondo livello selettivo, gerarchicamente superiore alle due selezioni, che avverrebbero a livelli gerarchicamente inferiori: la selezione individuale (sul fenotipo) e la selezione genetica (sul genotipo). Se una specie adotta un comportamento vantaggioso per tutti, anche se moderatamente svantaggioso per il singolo, quella specie sopravvive più facilmente, cioè ha più discendenti. Per giustificare questa congettura non occorre pensare in termini utilitaristici di stampo antropomorfo (per esempio, come Freud, ricorrendo alla trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti o a qualche finalità inconscia), tanto meno in termini vitalistici (per esempio, come Bergson, supponendo un principio di energia o di intenzionalità, intrinseco alla materia vivente, come recentemente riproposto da qualche cognitivista). Basta pensare in termini di teoria dei giochi. Dalla teoria dei giochi, come fu genialmente sviluppata negli anni Cinquanta da John F. Nash jr., sappiamo che ogni gioco ha almeno un punto di equilibrio verso cui il gioco tende, anche se i giocatori non cooperano tra loro. (Non occorre pensare in termini finalistici, supponendo che i giocatori mirino a equilibrarsi). Il gioco della sessualità, come tutti i giochi, ha almeno un punto di equilibrio vantaggioso per tutti, che prevede un piccolo sacrificio per tutti. Il gioco, soprattutto, non è a somma zero (la mia vincita è la tua perdita e viceversa), ma tutti vincono (alla fine) e tutti perdono (all'inizio). La dimostrazione di Nash usa il teorema del punto fisso di Brouwer, per far vedere che l’equilibrio del gioco è un insieme di punti stabili (stazionari, si dice in termini tecnici), determinato dalle regole del gioco e dalle funzioni di pagamento per ogni giocatore e per ogni sua strategia. L'equilibrio si raggiunge meccanicamente, unicamente per “azione di massa”, come si stabilisce l’equilibrio chimico tra reagenti e prodotti in una reazione chimica o l’equilibrio termodinamico tra corpi a temperature diverse in una macchina termica. Non minore tra gli inquinamenti antropomorfi della teoria psicanalitica, ultimamente derivanti dalla mitologia freudiana, va annoverata l’universalità del senso di colpa. Anche questa è una forma di paranoia (un sintomo ebraico?), sebbene invertita e introiettata nel soggetto, invece che proiettata sull’altro. Ma questo è solo un inizio, come si diceva nel famoso Maggio Francese. * Sull’origine della mitologia freudiana. Le coincidenze hanno scarsissimo valore statistico. Praticamente sono la conseguenza necessaria dell’istituzione di un contesto simbolico. Un contesto simbolico è un insieme finito di coppie: posti e simboli, palline e scatole, piccioni e buchi di una piccionaia. La probabilità che almeno in una coppia si verifichi la concidenza tra simbolo i–esimo e posto i–esimo è poco meno di 2/3 e, dopo 10 coppie, non varia sostanzialmente con il loro numero. Troppa alea per stabilire una qualsiasi correlazione, ma abbastanza per fantasticare, cioè per pensare, direbbe Freud. Si sa bene che il discorso medico è un discorso eziologico. Cerca le cause delle malattie e le controcause che possono combatterle. Da una parte la medicina ha a che fare con gli agenti morbosi, dall’altra con gli agenti terapeutici. Oggi, dopo la decostruzione di David Hume, si sa che il principio di ragion sufficiente non ha alcuna validità teorica. L’essere non coincide con il dover essere. Tuttavia, quel principio ha una sua validità pratica, che consente ai giudici di incriminare i criminali e ai medici di individuare gli agenti morbosi e curare le malattie. Naturalmente, con intrinseche e irriducibili probabilità di errore sia giudiziario sia medico. (1) C’è però un particolare per cui la scelta di Freud di porsi sul terreno medico risulta a tanti anni di distanza singolare. Forse questo stesso particolare può spiegare la nascita della mitologia freudiana, estesa dal complesso di Edipo alla metapsicologia delle pulsioni. Freud localizza le cause di nevrosi nella sessualità. Questa mossa non è scientifica. Infatti, la scienza biologica, NON sa a cosa serva la sessualità all’individuo. Dal punto di vista selettivo la sessualità rappresenta uno svantaggio per l'individuo. L’animale che copula è alla mercè dell’aggressore. La pianta che disperde il polline spreca molta energia per produrre semi che non attecchiranno mai. In ogni caso la sessualità conserva e trasmette solo metà del patrimonio genetico individuale. Passando dal genitore al figlio, metà dei geni si perde. Perché si fa sesso, allora? Tuttora, gli uomini di scienza non sanno dire perché buona parte della massa vivente (ma sicuramente meno della metà, considerando virus e batteri) abbia adottato il meccanismo sessuale per riprodursi. Insomma, delle due l’una: o la sessualità non è riconducibile a una causa biologica o è una causa che produce effetti negativi sul singolo. (2) Note (0) Qui si impone un breve détour psicanalitico, propriamente freudiano, ma non ortodosso, che vada all'"ombelico" dell'interpretazione dei sogni. Nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1895 Freud sogna il "sogno di Irma". Cinque anni dopo, nella Traumdeutung, presentandolo come sogno campione, Freud ne dà un'interpretazione banale, che nasconde l'evento epocale. Il sogno giustificherebbe il sognatore per il fallimento dell'analisi di Irma, perché Irma o avrebbe avuto una malattia medica o non avrebbe voluto riconoscere la causa sessuale della propria malattia. (L'argomentazione freudiana è del tipo del "paiolo bucato"). Avrebbero potuto curarla i colleghi medici che compaiono nel sogno – e nessuno ci fa una bella figura, Freud compreso, che ragiona da medico sul fallimento della propria terapia. Eppure è evidente: il sogno realizza il desiderio isterico di Freud, che rimarrà insoddisfatto, di abbandonare la medicina – con le sue sporche manipolazioni di siringhe infette – per passare alla "nuova scienza". La formula di struttura della trimetilamina, "la cui formula vede stampata a caratteri cubitali davanti a sé", è il manifesto onirico del programma scientifico di Freud, che tuttavia non coglie il messaggio del proprio inconscio. Per recepirlo Freud avrebbe dovuto attraversare la "gola profonda" di Irma ("la bocca si apre bene"), paurosa immagine dell'infinito. Freud, esita, trema e fa marcia indietro, per non sentire una parola di verità – una parola al femminile! – sull'oggetto infinito del desiderio. La psicanalisi scientifica non avverrà. Il Progetto sarà dimenticato. La psicanalisi sarà lasciata in mano alla lobby medica, che la trasformerà in psicoterapia conformistica. L'isteria non troverà la propria cura e sarà addirittura depennata dalle ultime edizioni del DSM. Nel 1955 – settant'anni dopo, nel Secondo Seminario – Lacan sfrutterà questo sogno per ipnotizzare gli allievi con la propria fumosa dottrina dei tre registri soggettivi di reale, simbolico e immaginario. Sarà così censurato per la seconda volta l'evento che stava per realizzarsi. La psicanalisi scientifica rimarrà un sogno. Per la seconda volta il sogno scientifico di Freud non si realizzerà. Ci sarà mai una terza censura? (Torna su) (1) Si tratta dei falsi positivi (diagnosticare il cancro quando il cancro non c’è) e dei falsi negativi (non diagnosticare il cancro quando il cancro c’è). Il rapporto tra questi due errori dipende dalla distribuzione di probabilità di certe variabili aleatorie. Ma il determinismo del principio di ragion sufficiente non ammette la variabilità aleatoria, quindi non sa (e non vuole) saperne dei propri errori. (Torna su) (2) Qui ci sarebbe da prendere in esame l’ipotesi darwiniana della selezione sessuale, che tuttavia opera su caratteri arbitrari, casualmente generati per mutazione genetica, i quali non producono in generale alcun vantaggio selettivo per la specie. Che i pavoni con la coda più grande siano preferiti dalle pavoncelle non produce nessun miglioramento in termini di sopravvivenza della specie pavone, ma solo della razza di pavoni con coda grande. (3) Freud non formula un principio di godimento ma di piacere, il Lustprinzip. Ricordo che la lingua tedesca non distingue tra “piacere” e “godimento” con due sostantivi ma con due preposizioni diverse applicate allo stesso sostantivo. Il Lust an inclina verso il piacere o l’intenzione piacevole, il Lust auf verso il godimento o la voglia. Inoltre Genuss significa “godimento” nel senso dell’uso e del possesso, regolati in senso giuridico. La speculazione lacaniana, che nel tempo è andata attenuando la prevalenza logocentrica del simbolico sul soggetto, rivalutando la dimensione dell’immaginario attraverso l’ambigua nozione di sembiante, si è parallelamente spostata dal desiderio al godimento. (Torna su).
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