LA PSICANALISI SECONDO
SCIACCHITANO

"SE NON SAI DI SAPERE, SAPRAI"
aggiornata il 19 settembre 2007

 

 

Hai fatto questo percorso:

vieni da "psicanalisti"

sei in "Freud"

Per realizzare il progetto di questo sito, cioè

pensare una scienza per la psicanalisi,

è necessario, benchè non sufficiente, trovare un modo per uscire da certe caratteristiche prescientifiche del discorso freudiano. Non per superare Freud, ma per aprire la gabbia che lui stesso ha costruito intorno al proprio pensiero e farlo volare alto.

Detto in termini specialistici, per chi se ne intende un po' di (vecchia) psichiatria, si tratta di fare il percorso uguale e contrario a quello di Ludwig Binswanger (1881-1966). Cosa ha fatto l'inventore della Daseinanalyse? Ha assunto come punto di partenza la psicanalisi freudiana e l'ha ontologizzata attraverso l'analitica esistenziale di Heidegger. Aveva ragione Freud di stimarlo più dei componenti della sua "orda selvaggia". (Ricavo questo spunto dall'articolo di Alice Holzhey, Daseinanalyse - Seelenkunde auf philosophischem Grund, "Schweizer Monatschrift", 87, 6, giugno 2007, pp. 42-45). Allo stesso modo, ma diversamente, noi possiamo guadagnare la stima di Freud, assumendo la sua psicanalisi, ma per epistemologizzarla invece di ontologizzarla. A differenza di Binswanger, noi non abbiamo un solo autore di riferimento, ma un gruppo di testa, anzi di teste: Cartesio, Spinoza, Brouwer, Wittgenstein e pochi altri, ma più che sufficienti a compiere l'impresa.

Innanzitutto, il freudismo va contestualizzato nel proprio ambito culturale.

L'ipotesi storico-esegetica che seguo è che il freudismo sia un discorso ippocratico. Non lo sostengo perché Freud fosse medico, ma perché chiunque in Occidente tenti un'operazione di pensiero - e Freud ne tentò una grandiosa - deve fare i conti con la sistemazione concettuale ippocratica, ne sia o no consapevole - e Freud non lo fu del tutto.

Cosa intendo per discorso ippocratico?

Per discorso ippocratico intendo lo sforzo collettivo, confluito nel Corpus Hippocraticum, di costruire una scienza separata dalla filosofia, ma non meno autorevole di questa. Il merito di essere riuscito nell'impresa fu riconosciuto a Ippocrate - autore collettivo, più che singolo maestro - da Celso (I sec. d.C.), autore del De Medicina.

La medicina ippocratica nasce come techne laica, un'arte autonoma dalla religione e dalla filosofia. Techne, cioè un'arte, ma anche una scienza ante litteram, tanto scientifica che ancora oggi certi miei colleghi istruiti (ma un po' troppo umanisti) commettono l'errore "freudiano" di ritenere la scienza moderna - che non è ippocratica ma galileo-cartesiana - modellata sul calco ippocratico.

Sulla spinta dell'elaborazione eleatica, in particolare di Melisso di Samo, e di Anassagora di Clazomene, Ippocrate superò la mitologia della natura di Empedocle di Akragas - la cosiddetta fisiologia, esposta nel Poema fisico e lustrale (a cura di C. Gallavotti, Mondadori, Milano 1975) - abbandonò considerazioni filosofiche su archai ed essenze e formulò un progetto di conoscenza empirico-razionalista, fondato su tre pilastri cognitivi e un basamento etico.

L'operazione ippocratica è tanto ben congegnata che l'ippocratismo è ancora oggi di estrema attualità - sotto forma di cognitivismo - nonostante si sia affermato un nuovo, diverso e per certi versi concorrenziale, paradigma scientifico - quello galileo-cartesiano, come dicevo. Ai tempi di Freud l'ippocratismo era il modello delle scienze medico-biologiche, non ancora scalzato dal modello rivale darwiniano. Ecco perchè propongo di partire da Ippocrate per riformulare il freudismo.

(Per maggiori dettagli e ulteriori considerazioni, qui solo accennate, rimando al mirabile saggio introduttivo di Mario Vegetti: Il pensiero di Ippocrate alle Opere di Ippocrate, Utet, Torino 1965, pp. 9-64. Per segnalare che la medicalizzazione non è un problema solo dei nostri tempi (dove informa di sè la cosiddetta biopolitica) , ma che la medicina è da sempre stata la regista nascosta della civiltà occidentale, delle sue politiche, delle sue filosofie, riporto questa traduzione di Adalinda Gasparini del discorso di Eurissimaco nel Simposio di Platone. In fondo non c'è da meravigliarsi che Freud fosse ippocratico. Dimenticare Ippocrate non è facile).

Per completezza e per la pertinenza all'argomento freudiano, va detto che, nonostante la sua sopravvivenza universitaria - nelle facoltà di medicina si legge ancora il giuramento di Ippocrate - il progetto ippocratico di scienza fallì. La techne ippocratica rimase intimamente filosofica, grazie a quel cordone ombelicale, che lega il discorso prescientifico alla filosofia: l'eziologia. Il discorso ippocratico non seppe tagliare il cordone della causa, o principio di ragion sufficiente, che lo fissa alla matrice filosofica. L'antica e la nuova medicina rimasero e tuttora rimangono eziologiche, cioè "essenzialmente" filosofiche. E forse a questo perdurante legame con la filosofia la medicina, nonostante sia lontana dallo statuto scientifico (ma forse proprio per questo), oggi si configura come discorso politicamente condizionante - anche in percentuale del PIL impegnata in spese sanitarie.

Chi riuscì a divaricare definitivamente la scienza dalla filosofia fu Galilei. Il Pisano formulò implicitamente (esplicitamente riuscì solo Cartesio) il principio di inerzia. Dopo Galilei esistono moti senza motore - inerziali, cioè senza causa efficiente. Con il decadimento della causa inizia la scienza moderna, finalmente. Là dove la causa persiste (ad es. nel cognitivismo o nella psicanalisi lacaniana), la scienza resta in attesa, fuori dalla porta sorvegliata dalla medicina ippocratica. En souffrance, dicono i francesi. In questo caso si parlerebbe appropriatamente di sofferenza iatrogena.

Destino da meditare, il fallimento scientifico ippocratico. Lo stesso destino toccò a Freud come uomo di scienza. Freud seppe evitare solo in parte e ai tempi supplementari il fallimento della psicanalisi come scienza, rifugiandosi nella propria techne, quella del romanziere, che con le cause è di casa. Ma non è da tutti scrivere romanzi. Io non so farlo, per esempio. Me la cavo meglio con i teoremi. Allora torno a Ippocrate che ha parecchi meriti...

Il merito principale di Ippocrate è morale.

Il progetto di Ippocrate non è astratto, ma si fonda su un'etica tuttora vigente in medicina: la laicità. Ippocrate espone la propria posizione morale nello scritto sul Male sacro. Con autorevolezza non disgiunta da vis polemica si appropria del proprio campo professionale. Riesce a sottrarre la teoria e la pratica della medicina alle dottrine e al potere della casta sacerdotale. Un impresa epocale. Oggi sarebbe come sottrarre la psicanalisi all'ortodossia e all'invadenza delle scuole di psicanalisi.

In questo senso Freud è ippocratico, ma senza esserne del tutto consapevole. Vale anche per lui il principio morale della laicità. Così come Ippocrate contesta l'eziologia divina e la pratica sacerdotale di cura dell'epilessia mediante incantesimi, allo stesso modo Freud sostiene davanti a un "interlocutore imparziale" il diritto di chiunque di praticare la psicanalisi da laico, senza garanzie di maestri, senza autorizzazioni di scuola, purchè adotti i principi interni ad essa.

NB. Chi cercasse il significante "laico" nella traduzione italiana nelle OSF della Die Frage der Laienanalyse (La questione dell'analisi laica), non lo troverebbe. La ragione è che la traduzione ufficiale italiana di Freud non è laica ma sacerdotale. Rispecchia, cioè, l'ortodossia freudiana, imposta al mondo non da Freud ma dai presbiteri dell'International Psychoanalytic Association. Ciò pone un serio problema di traduzione dell'opera freudiana. Non posso affrontare qui l'argomento. Ne ho discusso in Tradurre Freud? su "aut aut" 334, 2007, pp. 94-104.

E si pone un problema associativo ancor più serio:

è possibile che gli analisti si associno tra di loro in modo laico, senza identificarsi ad alcun maestro, senza dipendere da alcun principio di autorità, senza osservare alcun catechismo, senza ricorrere ad alcuna investitura?

La mia risposta è certamente sì, a una condizione che è tanto strettamente necessaria quanto largamente insufficiente. Potremo abbandonare i riti di appartenenza (analisi personale, analisi didattica, controlli, passe e quant'altro costituisce la cosiddetta formazione) se la psicanalisi cessa di essere una dottrina e diventa una scienza. Ma di questo bisognerà discutere in altra sede.

Venendo al progetto cognitivo ippocratico vero e proprio, dobbiamo riconoscere che si fonda su un principio di verità e su tre fattori epistemici.

Il principio ippocratico di verità è la sensazione. Si comprende, e fu chiarito da Berkeley, come tale principio fondi un'ontologia del soggetto, forte e consistente, essendo corporea. "E' vero quel che senti", con il corollario: "Sei, se senti". In particolare, nella pratica medica, "Tu stai bene, se ti senti bene nel tuo corpo".

I fattori epistemici, o le regole ippocratiche di aquisizione empirica e convalida razionale del sapere, sono quelli che ancora oggi si insegnano nelle facoltà di medicina: anamnesi, eziologia, prognosi. In particolare, l'eziologia ippocratica risulta tripartita in: cause ambientali, dietetiche, o relative allo stile di vita, e traumatiche. Il metodo ippocratico per l'individuazione delle cause e per la formulazione delle previsioni è il metodo congetturale. La scienza si fa congetturando. "Congetturare" si dice in greco tekmairesthai. In questo sito cerco di declinarlo in italiano.

Per quanto riguarda i principi cognitivi, certamente Freud non adotta il principio ippocratico di verità della sensazione. In questo Freud è cartesiano (ancora senza saperlo). La sensazione è potenzialmente falsa, virtualmente allucinatoria. (Cfr. Progetto per una psicologia, 1895). Il principio freudiano di verità non è cognitivista. Non punta all'adeguamento dell'intelletto alla cosa. Per Freud la verità è la fecondità. Un'interpretazione o un ricordo sono veri, anche se storicamente falsi, se fanno affiorare nuovo materiale inconscio. A questa formulazione Freud giunge molto tardi, in Costruzioni in analisi, anche se praticamente ha sempre usato tale principio.

Per quanto riguarda le regole di acquisizione e convalida del sapere, invece, Freud si dimostra sostanzialmente ippocratico. Di Ippocrate lascia cadere solo il principio prognostico, ma adotta interamente il principio anamnestico e il principio eziologico.

Per quanto riguarda il principio anamnestico, nell'epicrisi al caso Elisabeth v. R., in Studi sull'isteria, Freud dichiara non senza autoironia:

“Non sono sempre stato uno psicoterapeuta. Come tanti altri neuropatologi mi sono formato su diagnosi locali e prognosi elettriche e propriamente mi colpisce che le storie cliniche da me scritte si leggano come novelle, carenti come sono, per così dire, del marchio della serietà scientifica.” (S. Freud, “Studi sull’isteria” (1895), in Sigmund Freud Gesammelte Werke, Fischer, Frankfurt a.M. 1999, p. 277 ).

E' chiaro, comunque, che per Freud una buona analisi prevede un'anamnesi senza lacune, magari con qualcosa in più, ma non senza qualcosa in meno. (Ne discute in Analisi finita e infinita, 1937).

Per quanto riguarda il principio eziologico, Freud rimane completamente prescientifico. Il suo excursus parte da Ippocrate e arriva ad Aristotele, dove si ferma. Alla causa efficiente del primo (cfr. Antica medicina § 19) aggiunge la causa finale del secondo (cfr. Aristotele Fisica libro II).

Freud accetta l'eziologia della causa efficiente traumatica sin dagli Studi sull'isteria, 1895 e la ribadisce in Aldilà del principio di piacere del 1920. In Eziologia dell'isteria del 1896, di cui offro una parafrasi che è più un commento che una traduzione, Freud individua nelle "scene sessuali infantili" (SSI) il momento eziologico truamatico che avvia, sotto certe condizioni (per esempio la riattivazione puberale in un secondo tempo), l'eziopatogenesi delle nevrosi isterica e ossessiva.

Per un'esauriente analisi dell'applicazione dei criteri eziologici in medicina vedi Bottarelli, che dimostra anche l'equivalenza tra ricerca medica delle cause patogene e le modalità giuridiche di accertare nell'imputato la responsabilità del crimine. Psichicamente parlando, il fondamento del senso di colpa è la mentalità eziologica in versione autoreferenziale (che rappresenta, cioè, il massimo dell'antropomorfismo). "Sono colpevole, perché... ho desiderato uccidere mio padre". Bisogna sapere che se decade l'eziologia, decade anche la costruzione psichica del Super-Io (e gran parte della seconda topica). In una visione scientifica della psicanalisi il Super-Io è un sintomo come altri. Serve a far godere masochisticamente. Ma non c'è bisogno di istituzionalizzarlo nell'apparato psichico. Anche se è vero che il potere dominante tende a introdurre nella psiche del soggetto un'istanza che lo rappresenti e aiuti ad assoggettare il soggetto.

Per completezza va riconosciuto che Freud non era isolato. Viveva in pieno nello spirito del suo tempo. Il 1896 non vide uscire solo l'Eziologia dell'isteria, ma anche lo scritto di un autore già affermato, che sulle rigide leggi della causalità psichica voleva fondare una psicologia sperimentale scientifica, Wundt. Il quale commetteva l'errore classico di ogni positivista e di ogni... fenomenologo, suo avversario: confondere determinismo e meccanicismo. Un errore che non è così grave in Freud.

(Tra parentesi, anche Lacan nel 1946 tenne un discorso sulla causalità psichica, assai interessante come esempio di discorso più debole di quello che terrà successivamente sulla verità come causa e sull'oggetto come causa del desiderio. In sostanza il primo Lacan riconduce l'azione della causa psichica alla funzione largamente indeterministica dell'imago. Cfr. J. Lacan, "Propos sur la causalité psychique", in Ecrits, Seuil, Paris 1966, pp. 151-193.)

Freud va avanti per la sua strada. Arrivato alla tetrapartizione aristotelica in causa materiale, formale, efficiente e finale, Freud non si limita a ribadire la funzione della causa efficiente traumatica, che sarà definitivamente consacrata nella seconda topica, ma, nella costruzione dell'apparato psichico in generale e nelle topiche in particolare, utilizza sistematicamente la causa finale, la malfamata teleologia.

Le pulsioni freudiane hanno un telos. Quelle sessuali sono forze costanti che tendono alla soddisfazione (principio di piacere), quelle di morte sono volontà nietzscheane che mirano all'abbassamento del livello di eccitazione attraverso "l'eterna ripetizione dell'identico" (aldilà del principio di piacere).

Freud sembra adottare una via dimostrativa che parte da una sorta di principio del terzo escluso, applicato al principio di piacere. Sia che ti piaccia, sia che non ti piaccia, le tue pulsioni hanno un fine. La soddisfazione sessuale, quelle sessuali. L'abbassamento della tensione, quelle di morte. Anche da questo punto di vista emerge chiaramente la deriva prescientifica di Freud. Il principio del terzo escluso è un canone fondamentale della logica ontologica di Aristotele. Oggi si preferisce usare, almeno implicitamente, logiche di tipo intuizionista, che sospendono il TE. (La teoria di queste logiche si fa nella variante dell'algebra delle categorie, nota come teoria dei topoi).

Della carenza di scientificità in Freud ho parlato in un articolo di (non) prossima pubblicazione su " Journal of European Psychoanalysis", intitolato

Un apparato antiscientifico.

Esso è preceduto da un articolo, pubblicato nello stesso giornale, n. 15. 2002, pp. 85-91, intitolato

The Freudian Web,

dove tento una rivalutazione del Progetto per una psicologia. Ma non alla Lacan, che vi legge una costruzione fantastica di biologia delirante, da interpretare in chiave logocentrica. (L'unica chiave di cui dispone il fenomenologo.) Quella biologia fantastica, ancorché erronea, contiene una direzione possibile - di certo non l'unica - verso la psicanalisi scientifica. Abbandonato il transfert con Fliess, Freud abbandonò pure la strada maestra della scienza. Buttò via il bambino insieme all'acqua sporca. Il transfert, essendo un falso nesso, gioca brutti scherzi, per lo più.

Per una visione d'insieme della concezione scientifica della propria pratica, rimando alla relazione tenuta da Claus Dieter Rath al Congresso di Padova della Fondation Europénne de Psychanalyse del novembre 2005, intitolata

Attività psicanalitica e attività scientifica secondo Freud.

Per la connessione tra scienza ed etica, in un serrato confronto tra il Progetto per una una psicologia di Freud e il Settimo seminario di Lacan, rimando a un testo che ho preparato per un volume collettaneo che (non) uscirà prossimamente in Inghilterra, dal titolo

Progetto morale della scienza.

Il discorso sulla causa continua alla pagina

La causa freudiana.

Per quanto riguarda l'approfondimento critico della

Metapsicologia freudiana,

rimando alla pagina corrispondente.

Per una critica più mordente rimando alla pagina dove, sulla scorta di un saggio di Stephen Jay Gould, mi interrogo sulla natura dell'evoluzionismo freudiano:

Freud era evoluzionista?

L'argomento dei modelli di riferimento del pensiero freudiano è trattato in

Freud e Goethe.

Tuttavia, prima di passare ai discorsi seri consiglio un momento di relax.

Un sogno modello.

contiene una parafrasi del sogno campione di Irma, presentato da Freud nel secondo cap. della Traumdeutung. Il gioco che propongo è di scoprire cosa questa parafrasi NON ha di caratteristico. La caratteristica negativa può aiutare a capire meglio il discorso che segue sulla causa freudiana.

Finalmente una ripresa problematica della scientificità freudiana è alla pagina

Freud uomo di scienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAPERE IN ESSERE

SAPERE IN DIVENIRE

Torna alla Home Page