LA PSICANALISI SECONDO
SCIACCHITANO

"TU PUOI SAPERE,
perchè il falso non esiste"
aggiornata il 16 novembre 2007

 

 

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Mi piacerebbe che qualcuno formulasse qualcosa sul rapporto etica/episteme, noto sin dai tempi degli Stoici e perduto per strada grazie al dogmatismo ontologico della cultura cattolica.

In merito prendono posizione le lezioni del 1980 di Deleuze su Spinoza, pubblicate di recente da Ombre Corte (Verona 2007) con il titolo Cosa può un corpo? (Segnalo questo testo all'analista che volesse vederci chiaro nella nozione freudiana di Affekt, che non è "affetto", ma effetto sul corpo dell'azione di un altro corpo). Deleuze sostiene che quella di Spinoza non è una morale ma un'etica, perchè non offre regole di comportamento predefinite - in questo senso Spinoza è cartesiano - ma apre il campo delle possibilità di espressione alla "potenza" dell'uomo. Spinoza anticiperebbe Nietzsche, sostituendo a discorsi sull'essenza un discorso sulla potenza. Tuttavia, Deleuze, da buon filosofo, è incline a riconoscere nell'etica spinoziana un'ontologia, mentre io preferisco riconoscervi un'epistemologia.

Lungo questa linea segnalo due passi del filosofo in questione. Il primo stabilisce il valore epistemico del falso; il secondo mette a tema l'infinito, in modo radicalmente diverso da quanto previsto dalla scolastica aristotelica, secondo la quale l'infinito è sempre in potenza, mai in atto. Essendo una deformazione (Entstellung, direbbe Freud) del vero, il falso propriamente non esiste (perché nella mente di dio, "che costituisce la natura della mente umana" (Prop. 12), esiste solo il vero). Il falso è un vero un po' meno vero, tipicamente meno vero delle idee chiare e distinte è il falso delle passioni corporee, estese dalla gioia alla tristezza. Liberatosi dalla dicotomia rigida tra vero e falso - dicotomia funzionale alle scuole, che grazie ad essa stabiliscono i confini netti tra ortodossia e eterodossia - Spinoza può pensare senza vincoli scolastici l'infinito. Lo testimonia la famosa Lettera XII al suo medico e amico Lodovico Mayer, che riporto.

Etica, Parte seconda. Natura e origine della mente

Prop. 32. Tutte le idee in quanto sono riferite a Dio sono vere.

(E' la teologia cartesiana del dio non ingannatore in versione estensionale. La quale confuta la tesi lacaniana secondo cui la scienza fuorclude la verità.)

Prop. 33. Nelle idee non vi è nulla di positivo per cui sono dette false.

(Il falso è solo meno vero. Tra vero e falso esiste un ordinamento dei valori di verità - a questo punto supposti infiniti - non una contrapposizione binaria forte. Una logica a infiniti stati epistemici è la logica intuizionista, proposta da un altro grande olandese, L.E.J. Brouwer.)

Prop. 34. Ogni idea che in noi è assoluta, ossia adeguata e perfetta, è vera.

Prop. 35. La falsità consiste in privazione di sapere inerente a idee inadeguate, ossia mutilate e confuse.

(E' la concezione epistemica che sarà ripresa dall'intuizionismo. E verò ciò di cui si possiede la dimostrazione. E' falso ciò di cui manca - è mutilata - la dimostrazione. In questo senso la congettura è falsa, cioè meno vera di un teorema, perchè non è dimostrata. La congettura, pur falsa, attinge la propria verità altrove che dalla dimostrazione. Una congettura è "vera" se produce altre congetture, cioè se è feconda. In questo senso sono vere anche le interpretazioni analitiche sbagliate. Sono vere se mettono in moto l'analisi.)

Prop. 36. Le idee inadeguate e confuse si svolgono con la stessa necessità delle idee adeguate, ossia chiare e distinte.

(La logica congetturale, qui praticata, che deduce congetture - falsità - da congetture, è la stessa logica che deduce teoremi - verità - da teoremi. Quindi la logica congetturale esiste.)

E' interessante notare che queste considerazioni sul vero e sul falso sono precedute da elucubrazioni sul corpo e la mente.

Prop. 13. L'oggetto dell'idea costituente la mente umana è il corpo, ossia un certo modo dell'estensione.

Ma cfr. anche prop. 21, 22, 23.

Prop. 24. La mente umana non implica l'adeguata conoscenza delle parti che compongono il corpo.

(Da qui la mia tesi del corpo come luogo del falso).

Prop. 25. L'idea di qualsiasi affezione del corpo umano non implica una conoscenza adeguata del corpo esterno (dell'altro).

(Le passioni odioamorose sguazzano nel falso. Anche i transfert. Non c'è in Spinoza alcuna valorizzazione cognitiva dell'empatia o del controtransfert.)

Il discorso sull'"inesistenza del rapporto sessuale" continua con le prop. 28, 29, 30, 31.

La lettera XII sull'infinito va letta integralmente. Contiene la confutazione dell'argomento della lancia, messo in versi da Lucrezio nel De Rerum Natura. L'infinito è ciò che non ha limiti (apeiron), sostiene Lucrezio, che ha imparato la lezione da Epicuro. Infatti, se avesse un limite, arrivati sul limite, si potrebbe scagliare una lancia oltre, dimostrando che quello non era infinito.

Spinoza presenta un modello molto semplice di infinito limitato: l'insieme delle distanze tra due cerchi non concentrici, di cui uno è contenuto nell'altro. In questo caso abbiamo un insieme di infiniti segmenti, di estensione compresa (limitata) tra un massimo e un minimo. Abbiamo anche un esempio di infinito non sequenziale, cioè non generato passando dal più piccolo al sempre più grande. E' la prima volta che il soggetto della scienza riesce a concepire l'infinito come totalità in atto, cioè interamente presente nel modello che la presenta.

Infinito limitato

La difficoltà a concepire un infinito che abbia dei limiti, nasce dal pregiudizio classico, secondo cui dove non esistono limiti (peras), là esiste l'infinito. La tesi è smentita dalla nostra cara e vecchia Terra, che offre l'esempio di una varietà topologica finita (più precisamente compatta, che si può rappresentare mediante un atlante con un numero finito di mappe), ma senza limiti, come tentò di dimostrare Colombo, ma riuscì Magellano.

Il punto da ritenere è che le due nozioni di infinito e di illimitato sono totalmente scorrelate.

L'infinito può essere sia limitato (l'intervallo numerico reale compreso tra 0 e 1) sia illimitato (la successione degli interi).

Il finito può essere sia illimitato (la superficie sferica) sia limitato (ogni insieme finito di numeri ha un massimo).

L'illimitato può essere sia infinito sia finito.

*

A prescindere dalla questione dell'infinito, che per l'analista di scuola è tuttora difficile da concepire come oggetto del desiderio, perchè Spinoza dovrebbe interessare alla psicanalisi ?

Forse per la famosa definizione della III parte dell'Etica (Definizioni degli affetti):

"Il desiderio è l'essenza stessa dell'uomo"?

Sì e no.

Il discorso va approfondito a partire da un trattatello, che Spinoza ha lasciato incompiuto,

Trattato sulla riforma dell'intelletto,

di cui dirò qualcosa di non molto accademico nella prossima pagina.

Per una visione d'insieme sull'opera del filosofo e i suoi rapporti con il freudismo consiglio la lettura del testo di Raoul Silvestri

Conoscenza ed etica in Spinoza (I parte, II parte).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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